Overdose, un’emergenza sanitaria

Sono maturi anche in Italia i tempi per una “Legge del Buon Samaritano”? – di Salvatore Giancane

giancaneSalvatore Giancane vive e lavora a Bologna, dove è medico tossicologo del Ser.T e professore a contratto della Scuola di specializzazione in
psichiatria. Ha una lunghissima esperienza nella cura e nell’assistenza ai tossicodipendenti da eroina, iniziata come medico penitenziario e proseguita nei servizi pubblici e sulla strada. Da oltre venti anni si occupa di riduzione del danno ed è stato il coordinatore dell’ambulatorio mobile dei Ser.T di Bologna dal 1998 al 2015.

L’overdose è la causa principale di morte accidentale negli Stati Uniti, dove da alcuni anni si muore di più per abuso di droghe e farmaci (negli USA i due termini coincidono) che per incidenti stradali. Dal 2001 ad oggi, negli Stati Uniti più di mezzo milione di persone sono morte di overdose. Consultando i dati recenti, nel 2014 i decessi sono stati 47.055 e più della metà di questi è stata causata dagli analgesici oppioidi e dall’eroina.

Negli Stati Uniti l’overdose da derivati dell’oppio costituisce ormai un’emergenza nazionale ed è la causa principale dell’aumento della mortalità acuta da farmaci e droghe. A questo aumento concorrono sia gli analgesici oppioidi da prescrizione che gli oppioidi illegali, come l’eroina. Nel 2014 i decessi per overdose da analgesici oppioidi da prescrizione sono stati 18.893, quasi il quadruplo rispetto al 2001, mentre quelli per overdose da eroina sono stati 10.574, sei volte di più rispetto al 2001. I decessi per overdose da cocaina, invece, nel 2014 si sono quasi dimezzati rispetto al 2006, anno in cui hanno raggiunto il loro massimo storico.

Oggi negli USA i morti per overdose da derivati dell’oppio non sono più uomini di colore o appartenenti alle minoranze etniche (che vivono soprattutto nelle periferie e nei quartieri degradati delle grandi città), ma sono soprattutto giovani americani del ceto medio, che vivono in tranquille cittadine di provincia, e fra questi sempre di più sono le giovani donne. Durante la finale del Super Bowl del 2015, assieme agli spot milionari che reclamizzavano automobili e bibite, è stato trasmesso uno spot di sensibilizzazione sull’overdose in cui una tipica madre di famiglia media americana rinveniva il figlio in camera sua, privo di sensi e con una siringa in mano. Uno spot simile è stato trasmesso anche quest’anno: questa volta si vede una cheerleader ventenne di razza bianca rinunciare progressivamente a tutto quanto non ha a che fare con l’eroina. Il Super Bowl è il più importante evento televisivo sportivo degli Stati Uniti e viene visto da più di 100 milioni di persone. E’ come se nel nostro Paese uno spot di questo tipo venisse trasmesso durante una finale dei mondiali di calcio in cui gioca l’Italia. I numeri prima riportati e questi esempi rendono conto delle dimensioni dell’emergenza e di quanto questo problema sia sentito dall’opinione pubblica americana.

 

La situazione drammatica fin qui descritta ha spinto la maggioranza degli Stati della federazione americana a rivedere profondamente l’approccio nei confronti dell’evento overdose, che ormai viene considerato un’emergenza sanitaria e non di ordine pubblico. Negli Stati Uniti, ormai da molti anni, esiste un unico numero telefonico (il 911) per qualsiasi emergenza. Ciò conduceva al fatto che, in caso di chiamata per overdose, la prima a recarsi sul posto spesso fosse la polizia, e che questo evento fosse l’occasione per l’attivazione di indagini, specie in quegli Stati dove vigevano leggi severissime sull’overdose come conseguenza di altro reato (ovvero la cessione di stupefacenti), o anche sul semplice possesso di paraphernalia.

E’ noto che la morte per overdose da oppioidi interviene da 1 a 3 ore dopo che la persona ha perso conoscenza. Ne deriva direttamente che vi è tutto il tempo per intervenire, e che la stragrande maggioranza di queste morti possono essere prevenute, a patto che vi sia qualcuno sul posto e che questi allerti immediatamente i soccorsi. Numerosi studi effettuati hanno dimostrato che però, a causa del timore di essere coinvolti in indagini di polizia, erano pochi quelli che chiamavano il 911 o che lo facevano senza esitare, sopraffatti dalla paura di essere coinvolti in un’inchiesta giudiziaria. Questi riscontri (e l’aumento inarrestabile della mortalità per derivati dell’oppio) hanno innescato un brusco cambiamento di rotta nell’atteggiamento delle istituzioni americane, in nome del principio che, in caso di overdose, la priorità fosse quella di salvare una vita umana e non di arrestare un piccolo spacciatore.

Oggi negli USA, nella maggior parte degli Stati (e sempre di più sono quelli che si aggiungono), vige la cosiddetta “Legge del Buon Samaritano”, la quale prevede che quando vengono allertati prontamente i servizi di emergenza, le vittime di un’overdose da droghe o farmaci ed i presenti che hanno chiamato i soccorsi e sono rimasti sul posto non possono essere oggetto di indagine ai sensi della Legge sugli stupefacenti. Oltre a questa scelta, importante e soprattutto civile, sono sempre di più gli Stati in cui gli agenti di polizia in servizio di pattuglia vengono addestrati all’uso del naloxone per via intranasale. In alcuni Stati, addirittura, dopo aver risvegliato la vittima la polizia la accompagna in ospedale per i successivi controlli senza neanche procedere all’identificazione, che viene effettuata dai sanitari, a conferma definitiva che l’overdose viene vista come un’emergenza sanitaria e non come un problema di polizia.

 

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E in Italia…

L’ex-Manifattura Tabacchi è un’area industriale dismessa alla periferia di Bologna. Per quanto venga periodicamente ‘ripulita’, da anni è rifugio di sbandati nonchè uno dei punti più caldi della open drug scene bolognese ed anche una delle aree geografiche in cui negli ultimi anni si sono concentrati i decessi per overdose. Nel 2013, quattro piccoli spacciatori immigrati sono stati arrestati perché, dopo aver venduto una dose ad un eroinomane che l’ha assunta immediatamente sul posto, nel momento in cui questi ha perso conoscenza, invece di allertare i soccorsi hanno trasportato la persona incosciente in un luogo vicino, abbandonandola e lasciandola da sola a morire. Si tratta di un comportamento aberrante e sicuramente meritevole di essere sanzionato, ma occorre anche chiedersi quanto in questo abbia influito il timore delle conseguenze penali per lo spaccio, nonché quello dovuto alla posizione di immigrati irregolari. Il risultato, al di là di qualsiasi considerazione, è che una persona che poteva essere salvata è morta per overdose da eroina, e salvare quella vita era sicuramente più importante di arrestare dei piccoli spacciatori. Secondo alcuni miei pazienti, comportamenti di questo tipo sono tornati ad essere frequenti fra i tossicodipendenti, e questo rimanda la memoria agli anni ’90, quando non era difficile leggere sul giornale che un eroinomane in overdose era stato scaricato in fretta ed in furia da un’auto (che poi si era subito dileguata) di fronte ad un Pronto Soccorso.

Se si digita in Google la chiave di ricerca ‘overdose da eroina’ e si sfogliano le edizioni online dei vari quotidiani locali italiani è facile notare che, sempre più spesso, quando viene data la notizia di un’overdose (anche non fatale) si può leggere: “sul posto si sono recati immediatamente i carabinieri (o la polizia) che hanno identificato i presenti e avviato le indagini per spaccio”. I giornali, ovviamente, li leggono anche i tossicodipendenti, i quali sono sempre più consapevoli che, in alcune aree del Paese (non si tratta di un atteggiamento uniforme), allertando il 118 per un’overdose vi è buona probabilità che giungano sul posto anche le forze di polizia, e questo riduce la probabilità che vengano allertati i soccorsi o che questi vengano allertati in tempo.

La prossima adozione di un numero unico per le emergenze anche in Italia (argomento di cui si discute da anni), e l’atteggiamento difforme delle varie città e delle varie regioni, imporrebbero un intervento chiarificatore delle istituzioni. Se a ciò aggiungiamo che ormai anche gli organi di stampa si sono accorti dell’aumento del consumo di eroina (che i dati ufficiali continuano a non rilevare), questo intervento diventa urgente.

Anche nel nostro Paese occorrerebbe una Legge del Buon Samaritano: è una Legge semplice, si scrive in fretta e non richiede alcuna copertura economica. Darebbe un segno di civiltà e sancirebbe il principio che, al di là di tutto, la priorità è sempre quella di salvare una vita. Da qui un appello alle Società Scientifiche, alle associazioni, alle parti più sensibili della società civile a formulare questo tipo di richiesta, che non porta vantaggio solo in caso di overdose da oppioidi, ma è valida anche per tutte le altre droghe ed in qualunque situazione di emergenza. Perché una richiesta di soccorso tempestiva aumenta le probabilità di sopravvivenza. Sempre.

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