Le droghe, afrodisiaci del XXI Secolo?

Dal ChemSex a Piacere Chimico – di Salvatore Giancane

giancaneSalvatore Giancane vive e lavora a Bologna, dove è medico tossicologo del Ser.T e professore a contratto della Scuola di specializzazione in
psichiatria. Ha una lunghissima esperienza nella cura e nell’assistenza ai tossicodipendenti da eroina, iniziata come medico penitenziario e proseguita nei servizi pubblici e sulla strada. Da oltre venti anni si occupa di riduzione del danno ed è stato il coordinatore dell’ambulatorio mobile dei Ser.T di Bologna dal 1998 al 2015.

INTRODUZIONE

La diffusione, anche nel nostro Paese, della pratica del ChemSex ha richiamato nuovamente l’attenzione degli addetti ai lavori e degli organi di informazione sul tema dell’associazione fra droghe e sesso.

“Dove ci sono droghe c’è sesso” dice qualcuno e, del resto, lo si cantava già molti decenni fa, Sex Drugs  Rock’N’Roll, sintetizzando in tre sole parole lo stile di vita di quella generazione in cui, per prima, si sono diffuse le droghe. Negli ultimi decenni, però, a causa soprattutto dell’epidemia da HIV, l’attenzione del mondo scientifico si è focalizzata unicamente su una parte del problema, ovvero sui rapporti e sui comportamenti sessuali a rischio infettivo sotto l’effetto di sostanze, trascurando di indagare le motivazioni che sono alla base di questo rapporto stretto e che erano state invece oggetto di una certa attenzione prima che la pandemia esplodesse.

Se si analizza nel dettaglio il fenomeno del ChemSex, si comprende subito che si tratta di un’associazione fra sesso e droghe in forme completamente diverse dal passato (nonchè più estreme) rese possibili solo dalla cultura e dalle dotazioni tecnologiche tipiche dei nostri tempi, che complicano ulteriormente il problema. La pratica del ChemSex ha iniziato a profilarsi a Londra agli inizi del secolo e da qui si è progressivamente diffusa alle principali capitali europee (soprattutto Barcellona, Berlino ed Amsterdam). Da qualche anno il fenomeno è approdato anche in Italia. Secondo quanto riferito dai pochi utenti che finora si sono rivolti ai servizi per le dipendenze (per nulla attrezzati ad affrontare il problema), le città italiane maggiormente interessate al fenomeno sarebbero Milano, Roma e Bologna, mentre durante l’estate risulterebbero particolarmente interessate l’area della Riviera adriatica ed alcune note località balneari, mete consacrate del turismo estivo gay. Le indagini effettuate nell’area metropolitana di Londra hanno stimato che circa il 20-25% dei maschi con gusti omosessuali avrebbe avuto almeno un’esperienza con il ChemSex. Non vi sono dati italiani, tranne quelli di un’indagine online condotta dall’associazione Plus di Bologna, che ha stimato una percentuale simile, ma in una popolazione molto selezionata, ovvero fra i frequentatori delle app e delle chat tematiche vicine al mondo LGBT. Il fenomeno è ormai così evidente ed esplicito che in alcuni profili di utenti, creati appositamente per favorire relazioni sessuali, compare la dizione “NO chem”, ovvero non sono disponibile al ChemSex.

In senso stretto, il termine ChemSex viene utilizzato per indicare i rapporti sessuali di gruppo fra maschi che fanno sesso con maschi (MSM) sotto effetto di specifiche droghe, per lo più potenti eccitanti.

I principali elementi che caratterizzano il ChemSex sono:

  1. il genere dei partecipanti: coloro che prendono parte alle sessioni di ChemSex sono tutti di sesso In Letteratura viene utilizzata la dizione “maschi che fanno sesso con maschi” (e non quella di gay) perché i partecipanti sono molto spesso bisessuali,  a volte sposati e con figli;
  2. le droghe utilizzate: nel ChemSex propriamente detto vengono utilizzate tre sostanze psicotrope che, in ordine di importanza, sono: il mefedrone, il GHB/GBL e la metamfetamina (in particolare il “crystal meth”). Possono comunque essere assunte anche altre droghe e farmaci, come la cocaina ed il sildenafil (Viagra®), ed anche alcol. Le droghe vengono assunte spesso per via venosa: questa modalità viene chiamata confidenzialmente slamming (anche in Italia);
  3. il ruolo fondamentale degli smartphone e della rete internet: le sessioni di ChemSex vengono organizzate soprattutto attraverso gli smartphone connessi alla rete internet. Le persone si incontrano sulle app geolocalizzate, specializzate in incontri fra uomini (le più note sono Grindr e Bareback), che in qualche caso vengono utilizzate anche per procurarsi le droghe;
  4. la durata: per effetto delle potenti sostanze eccitanti che vengono utilizzate, le sessioni di ChemSex hanno in genere una durata di alcuni giorni (da un minimo di due-tre a cinque o sei nei casi più estremi).

 

La durata delle sessioni di ChemSex, le caratteristiche dei partecipanti, le droghe (sempre e solo quelle) utilizzate e la modalità con cui vengono organizzati gli incontri costituiscono, al tempo stesso, le caratteristiche distintive del fenomeno ed un elemento di assoluta novità.  Lo slamming viene spesso praticato disinvoltamente da persone con scarsa esperienza nell’uso di droghe e con scarsa attenzione nei confronti delle possibili conseguenze, sia quelle infettive, sia quelle che possono seguire l’assunzione di sostanze eccitanti per via endovenosa. I rapporti sessuali non sono quasi mai protetti e l’atteggiamento fatalista nei confronti delle possibili conseguenze infettive è tale da mettere in crisi il più esperto dei counsellor. “La gente lo sa che sono sieropositivo, se viene con me lo sa quello che rischia” dice uno degli  intervistati nel film-documento ChemSex, realizzato in Inghilterra da David Stuart della 56 Dean Street  di Londra, il primo centro al mondo specializzato sulle problematiche connesse all’associazione sesso/droghe nel mondo LGBT. ”Tanto prima o poi succederà comunque”, gli fa eco un altro intervistato sieronegativo. Per qualcuno, l’unico strumento per contrastare il rischio di sieroconversione di fronte a questo atteggiamento è la PrEP (la profilassi pre-esposizione con antiretrovirali), la sua diffusione in questa popolazione andrebbe promossa il prima possibile. Probabilmente hanno ragione, visto che secondo i dati dell’associazione Antidote il fenomeno del ChemSex (e della pratica dello slamming e dello scambio siringhe all’interno di questo) solo a Londra è aumentato del 20% nel 2011 e dell’80% nel 2012, ed i dati negli anni successivi sono letteralmente esplosi, insieme alla ripresa dell’infezione da HIV nelle persone con gusti omosessuali, che era in riduzione da quasi un ventennio.

Le possibili motivazioni che sottendono il ChemSex sono complesse e ne accenneremo solo in seguito; questa pratica, però, è solo la più estrema ed inquietante fra tutte quelle che prevedono un’associazione fra sesso e droghe, ovvero la pratica specifica di una parte minoritaria (oltre che problematica) della popolazione LGBT. Il fatto che vi siano già le prime segnalazioni di estensione del ChemSex alla popolazione eterosessuale ci ricorda però che l’associazione sesso/droghe è trasversale e riguarda tutti. Basta effettuare una semplice ricerca sul web, inserendo come chiave di ricerca ‘sex on drugs’, per rendersi conto che l’utilizzo delle droghe a fini sessuali è un argomento sempre più mainstream in tutto il mondo. I grossi siti internazionali di tendenza negli ultimi anni hanno dedicato lunghissimi articoli a questo argomento, con titoli molto espliciti ed indicativi, tipo “Le droghe migliori per il sesso” oppure “E’vero che il sesso sotto effetto di droghe è migliore?” o ancora “L’ho fatto per la scienza”, in cui il giornalista testa cinque sostanze su se stesso e la sua compagna e ne descrive nel dettaglio vantaggi e svantaggi durante il rapporto sessuale.  Gli altri titoli, sempre molto fantasiosi e seducenti, sono tutti sullo stesso tenore; secondo un’altra inchiesta apparsa sul sito di tendenza Vice, questo fenomeno sarebbe in crescita in particolare fra le donne. Agli articoli che si trovano in rete corrispondono indizi sempre più evidenti nella vita reale: negli USA, ad esempio, in quegli Stati in cui è presente la cannabis medica (considerata dai più un prodotto erboristico), viene commercializzato Foria, un lubrificante vaginale contenente THC, che promette una maggiore sensibilità femminile ed un maggiore piacere. In California è in vendita Sexxpot, un ceppo di cannabis che sarebbe particolarmente indicata come stimolante sessuale per le donne e che viene distribuito a domicilio 24 ore su 24. Vi sono sempre più persone che usano consapevolmente droghe in maniera programmata nel corso della loro attività sessuale, e molto spesso il motivo è la ricerca di un ‘piacere aumentato’, non importa che questo venga favorito dall’effetto delle sostanze. Per queste persone, “non fa differenza se i tuoi sensi siano modificati o meno. Ciò che veramente conta è la somma totale del piacere”. Se si prova ad obiettare che non hanno necessariamente bisogno di droghe per fare sesso, si può ricevere questa risposta: “Io non ho bisogno di droghe per fare sesso. In realtà non ho bisogno di un sacco di cose. Eppure io le compro, le mangio, le indosso, le bevo e mi circondo di esse al fine di rendere la mia vita più piacevole”.

Le persone che usano droghe in occasione dell’attività sessuale il più delle volte hanno già avuto esperienze con le sostanze, ma è sempre più frequente che le droghe vengano assunte per la prima volta in camera da letto. Il rapporto facilitante fra droghe e sesso, infatti, è biunivoco e bidirezionale: se è vero che l’utilizzo di alcune droghe può contribuire a ridurre le inibizioni nei confronti del sesso, è altrettanto vero che una situazione carica di erotismo ed intimità può ridurre le resistenze nei confronti dell’assunzione di droghe, anche in persone con una ferrea morale e che in altre occasioni non avrebbero mai preso in considerazione l’ipotesi di assumerle. In questo modo le droghe conquistano maggiore indulgenza, perché vengono assurte alla categoria di afrodisiaco, un effetto che l’essere umano insegue da sempre, e vengono utilizzate per questo fine anche da persone che altrimenti non le userebbero o lo farebbero in modo più limitato. A trascinare il fenomeno, anche l’accessibilità al sesso, che negli ultimi anni è cambiata di molto. In passato per avere un rapporto sessuale sotto effetto di cocaina, ad esempio, occorreva avere un giro di amici fidati o bisognava incontrare qualcuno in un locale o, più facilmente, lo si faceva in compagnia di una prostituta. Oggi, con le app geolocalizzate di incontri, è possibile ottenere quello che si vuole in pochi minuti e cercando nei propri dintorni. Tutto diventa a portata di mano con lo smartphone, se si vuole, sia il sesso che le droghe.

La tecnologia ha reso tutto molto più facile ed ha aumentato incredibilmente la portata del fenomeno. Anche persone a cui prima non interessava, o che non ne conoscevano la possibilità, oggi prendono in considerazione la cosa“. Le droghe sono così entrate in camera da letto, accanto alla lingerie ed ai gadget sessuali, rendendo sempre più evidente ed esplicita un’associazione in realtà molto antica. Esiste un uso strumentale delle droghe a fini sessuali, e questo argomento sembrerebbe quanto mai attuale, sempre più discusso a viso aperto e non più relegato alla sfera intima. Anche effettuando una ricerca nella Letteratura scientifica si ha la stessa impressione: da alcuni anni, accanto agli studi sui rapporti occasionali e i comportamenti sessuali a rischio infettivo sotto l’effetto di droghe, sono ricomparsi lavori scientifici che tentano di esplorare gli aspetti dell’utilizzo di droghe a fini sessuali e gli effetti a breve termine delle droghe sulla sessualità. Tutti questi indizi sembrerebbero suggerire un utilizzo delle droghe come afrodisiaco, anche di quelle che secondo la Letteratura scientifica avrebbero un effetto deprimente sulla funzione sessuale, e questo, se si pensa alla definizione accettata di afrodisiaco (sostanza che agisce positivamente sulla funzione sessuale), è quantomeno singolare. E’ stato proprio discutendo in rete di questi argomenti con i colleghi Ernesto de Bernardis e Duccio Papanti che è nata l’idea di Piacere Chimico, una survey online sull’associazione fra sesso e droghe, con particolare riguardo a quella programmata, finalizzata e consapevole. Per effettuare lo studio abbiamo aperto un sito web ed una pagina su di un importante social network, e abbiamo diffuso l’iniziativa attraverso il passaparola in rete, invitando chiunque avesse assunto droghe o si fosse ubriacato almeno una volta nella vita a compilare il nostro questionario, che è rimasto online per 10 settimane. Era anche possibile lasciare dei commenti liberi sul sito, dove era presente una pagina per ogni sostanza. L’iniziativa ha avuto successo al di là di ogni nostra più rosea aspettativa ed alla chiusura avevamo raccolto 1430 questionari compilati, dei quali solo 9 incompleti.

I risultati dello studio

I risultati dello studio sono ancora in corso di elaborazione, ma l’analisi preliminare offre già indicazioni non attese e per molti versi sorprendenti, sfatando alcuni luoghi comuni dell’immaginario collettivo e di quello di molti addetti ai lavori. Le persone che hanno compilato il questionario non sono una popolazione selezionata: si tratta in grandissima parte di persone con un elevato livello di istruzione (laureati o diplomati), i più giovani studenti, gli altri socialmente ben integrati, occupati e ad elevato funzionamento sociale. L’età media è 30 anni, con un range assai ampio ed una deviazione Standard di 6,2. Le donne sono leggermente ma significativamente più giovani dei maschi. Si autodefiniscono quasi tutti consumatori consapevoli o saltuari, il 20% di loro da più di 20 anni, mentre coloro che si definiscono consumatori problematici o dipendenti, considerati assieme, non superano il 5%. Si tratta quindi di una popolazione completamente differente da quella che giunge ai servizi di cura, poco  o nulla vulnerabile ai possibili effetti negativi delle droghe e generalmente indicata con il termine di sommerso. La quasi totalità del campione dichiara di aver assunto droghe o essersi ubriacato almeno una volta nella vita e, fra questi, più del 95% di aver avuto rapporti sessuali sotto effetto di sostanze o alcol, specie le donne.

Hai mai fatto sesso sotto l’effetto di droghe o alcol? Totale
F M
no 9 (1,76%) 49 (5,43%) 58 (4,10%)
si 502 (98,24) 853 (94,57%) 1355 (95,90%)
Totale 511 (100%) 902 (100%) 1413 (100%)

Per la metà dei partecipanti queste esperienze sono state sempre positive, mentre per il 40% sono state sia positive che negative, ma soprattutto positive. Per il 55% il sesso sotto effetto di droghe o alcol è più appagante di quello da sobri e per il 20% è molto più appagante; solo poco meno del 2% lo giudica deludente. Coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali occasionali sotto effetto di sostanze sono il 30%.

Ti è mai capitato di avere rapporti sessuali occasionali favoriti dall’effetto delle droghe o dell’alcol? Totale
F M
no mai 135 (26,42%) 276 (30,60%) 411 (29,09%)
una volta sola 54 (10,57%) 90 (9,98%) 144 (10,19%)
qualche volta 264 (51,66%) 446 (49,44%) 710 (50,25%)
molte volte 58 (11,35%) 90 (9,98%) 148 (10,47%)
Totale 511 (100%) 902 (100%) 1413 (100%)

Il dato più interessante, però, è che più della metà di coloro che hanno risposto, senza differenze fra uomini e donne, ammette di aver assunto droghe in maniera programmata come coadiuvante in occasione di un incontro sessuale.

Quale di queste parole, secondo te, descrive meglio il rapporto fra sesso e droghe? Totale
F M
ansia 2 (0,42%) 9 (1,10%) 11 (0,85%)
disinibizione 281 (58,42%) 308 (37,79%) 589  (45,5%)
intesa 39 (8,11%) 69 (8,47%) 108 (8,33%)
mancanza comunicazione 14 (2,91%) 18 (2,21%) 32 (2,47%)
paranoia 2 (0,42%) 3 (0,37%) 5 (0,39%)
Perdita autocontrollo 20 (4,16%) 57 (6,99%) 77 (5,94%)
Piacere 41 (8,52%) 151 (18,53%) 192 (14,81%)
Prestazione 2 (0,42%) 54 (6,62%) 56 (4,32%)
rischio 12 (2,48%) 10 (1,23%) 22 (1,70%)
sensibilità 68 (14,14%) 136 (16,69%) 204 (15,74%)
Totale 481 (100%) 815 (100%) 1296 (100%)

 

Disinibizione, sensibilità e piacere sono le parole che secondo più del 75% degli intervistati descrivono meglio il rapporto fra sesso e droghe. Esistono delle differenze statisticamente significative fra femmine e maschi. Disinibizione è la parola scelta dal 58,42% delle femmine contro il 37,79% dei maschi, mentre questi ultimi hanno scelto più spesso la parola piacere (14,81% vs 8,52%) e prestazione (6,62% vs 0,42%), P<0.001.

La disinibizione sembrerebbe essere l’effetto più ricercato, sia dagli uomini che dalle donne, e secondo il campione la cocaina è la sostanza con il maggior effetto disinibente, assieme all’alcol: malgrado ciò e malgrado il fatto che il 55% ammetta di averla provata (ed il 60% di questi di aver avuto rapporti sessuali sotto effetto di cocaina), essa si colloca solo quarta nella graduatoria delle sostanze preferite per fare sesso, con un sorprendente quanto  striminzito 4% delle scelte. La disinibizione, quindi, per quanto sia l’effetto più ricercato, da sola non basta a motivare l’assunzione di una sostanza né tantomeno la sua scelta come additivo sessuale. Le altre motivazioni che emergono sono in gran parte estranee alla funzione sessuale e differiscono fra uomini e donne. Ancora una volta i risultati sono inattesi, oltre che numericamente assai netti e significativi: le donne sembrano cercare una maggiore facilità e fisicità, gli uomini una maggiore intesa e cerebralità, quasi che ogni genere tenda a convergere verso le caratteristiche proprie della sessualità di quello opposto. Ad imporsi come sostanze preferite da utilizzare per un incontro sessuale sono l’alcol nelle donne con il 36% di scelte (la cannabis è al secondo posto con il 30%) e la cannabis (36%) negli uomini (con l’alcol molto distanziato con il 20% delle preferenze al secondo posto). Il terzo posto è saldamente occupato dall’MDMA, che sfiora il 20% in entrambi i sessi, ma che come sostanza preferita al di fuori dei rapporti sessuali raccoglie un misero 5%: non vi è coincidenza, infatti, fra sostanza indicata come preferita e sostanza scelta come più adatta al sesso. L’alcol, infine, è responsabile della stragrande maggioranza dei problemi connessi con l’uso di sostanze in associazione al sesso, enormemente più di qualsiasi altra droga ed anche di tutte le droghe messe assieme. L’alcol, infatti, porta ad avere rapporti sessuali con persone con cui non li si avrebbe mai avuti da sobri, confermando così i beer googles degli anglosassoni, ovvero gli ‘occhiali da birra’, che possono far apparire attraenti anche persone che normalmente giudicheremmo decisamente brutte. E’ sempre l’alcol che porta a lasciarsi andare a pratiche sessuali che non si sarebbe mai voluto effettuare e che provoca i maggiori rimorsi e ripensamenti nei giorni successivi.

Alla luce della tua esperienza, ritieni che le droghe o l’alcol possano essere considerate degli afrodisiaci?
Femmina Maschio Totale
NO 16 (6,40%) 27 (5,85%) 43 (6,04%)
Solo alcune 152 (60,80%) 281 (60,82%) 433 (60,82%)
La maggior parte 26 (10,40%) 45 (9,75%) 71 (9,97%)
SI 46 (18,40%) 72 (15,58%) 118 (16,57%)
Non lo so 10 (4,00%) 37 (8,00%) 47 (6,60%)
Totale 250 (100%) 462 (100%) 712 (100%)

 

Solo il 6% del campione ritiene che le droghe non possano essere considerate un afrodisiaco, mentre esse lo sono per l’85%, anche se la maggioranza ritiene che solo alcune possano essere utilizzate in questo modo.

Perché secondo te le droghe sarebbero un afrodisiaco?

(era possibile indicare 3 risposte)

Totale Femmine Maschi p
Disinibiscono 61,09% 69,20% 56,53% p<0.02
Aumentano la sensibilità 32,96% 32,14% 33,41%
Permettono di abbandonarsi 29,74% 44,20% 31,16% p<0.001
Fanno venire voglia di fare sesso 24,60% 27,23% 23,11%
Migliorano l’intesa con il partner 22,19% 21,43% 22,61%
Potenziano l’orgasmo 20,26% 15,62% 22,86% p<0.05
Eccitano fisicamente 18,00% 26,34% 13,31% p<0.001
Migliorano l’emotività 16,08% 13,84% 17,34%
Ritardano l’orgasmo 13,83% 2,68% 20,10% p<0.001
Migliorano le prestazioni fisiche 11,82% 2,68% 17,09% p<0.001
Aumentano l’interesse per il sesso 11,41% 10,26% 12,06%
Anticipano l’orgasmo 0 0 0 0

 

Abbiamo chiesto a quanti ritenessero che alcune o tutte le droghe potessero essere utilizzate come afrodisiaci di indicare tre motivi. La disinibizione è il motivo prevalente per oltre il 60% per entrambi i sessi, con una netta prevalenza a favore delle donne. Per le donne le droghe permettono di abbandonarsi ed eccitano fisicamente più che per gli uomini. Il miglioramento delle prestazioni fisiche è agli ultimi posti, anche se assume una certa rilevanza per una quota minoritaria di maschi, assieme all’aumento dei tempi per il raggiungimento dell’orgasmo.

Discussione

I dati sono ancora tantissimi (basti pensare che coloro che dichiaravano di aver provato tutte le droghe proposte avevano più di 300 domande cui rispondere) e l’analisi statistica raffinata sarà lunga e complessa, ma i pochi risultati illustrati prima danno già alcune indicazioni molto nette. Che esistesse un sommerso enorme, perfettamente integrato e socialmente compatibile, di consumatori pluridecennali di sostanze era un dato già conosciuto ed evidentemente a queste persone le droghe non fanno così male come ai nostri pazienti, al punto che la stragrande maggioranza afferma addirittura di averne ricevuto solo benefici o soprattutto benefici associati al sesso, e ci sono persone che si dichiarano consumatrici di droghe da oltre mezzo secolo. Che le droghe potessero essere per qualcuno un additivo sessuale era altrettanto noto, anche se nell’immaginario di tutti questo utilizzo era per lo più riconducibile alla cocaina, che però da questi dati risulta molto utilizzata come sostanza d’abuso ma scarsamente apprezzata e poco utilizzata a scopo sessuale. Quello che lascia stupiti sono le indicazioni che emergono sulla dimensione del fenomeno, sulle finalità dell’associazione e soprattutto sulla scelta delle sostanze, che obbligano ad una revisione e suggeriscono ulteriori approfondimenti.

Il primo dato di cui prendere atto è che l’associazione sesso e droghe non è motivata dal potenziamento della funzione sessuale: questo effetto ricercato viene riportato solo da una quota assai minoritaria di maschi; peraltro, l’effetto sulla funzione maggiormente ricercato da questi ultimi non è quello sulla performance, ma il ritardo nei tempi di raggiungimento dell’orgasmo. Fatto sta che questi dati, per quanto si riferiscano ad una popolazione selezionata, danno indicazioni importanti sulla rilevanza dell’utilizzo delle droghe a fini sessuali e non proprio di quelle che credevamo venissero utilizzate a questo scopo fino a ieri. E’ ragionevole ipotizzare che al successo sempre maggiore delle droghe come afrodisiaco possano concorrere diversi fattori, primo fra tutti la grande diffusione di forme di consumo socialmente compatibili di sostanze psicoattive, che attraversano fasce sempre più ampie della popolazione, nonchè la grande facilità con cui ormai si può reperire qualsiasi tipo di droga. E’ altrettanto sensato supporre che l’effetto delle droghe venga utilizzato per correggere alcuni tratti di personalità (come ad esempio la timidezza), che non consentono di vivere una vita sessuale pienamente appagante, e queste sono probabilmente le motivazioni più importanti, anche se da sole non sembrerebbero sufficienti. Vi è sicuramente anche l’intenzione di ottenere attraverso le sostanze un potenziamento dell’esperienza e, soprattutto, della soddisfazione sessuale. In quest’ottica, considerata la varietà degli effetti delle sostanze psicoattive e delle risposte individuali, potrebbe essere scelta alla fine la sostanza da utilizzare come afrodisiaco.

Per la stragrande maggioranza dei partecipanti alla survey di Piacere Chimico le droghe possono essere utilizzate come afrodisiaci, tutte, la maggior parte o quantomeno alcune. Secondo la maggior parte dei ricercatori e dei medici, però, sono da considerare afrodisiache solo quelle sostanze che agiscono direttamente ed inequivocabilmente sulla libido (ovvero sulla pulsione o ‘spinta’) e sulla funzione sessuale, ovvero sulla dinamica e sulla meccanica dell’accoppiamento. Alcune droghe, come le amfetamine ed altri eccitanti, hanno un chiaro effetto sulla funzione sessuale, e pertanto possono essere considerate degli afrodisiaci già alla luce di questa definizione; questi loro effetti vengono riconosciuti anche da chi utilizza la definizione più rigida. Tutti gli altri effetti delle droghe sulla sessualità, invece, non vengono tenuti molto in considerazione e vengono ricondotti a meccanismi alquanto aspecifici, come  la riduzione delle inibizioni ed una generica stimolazione. La maggior parte dei medici e dei ricercatori, infatti, continua a prendere in considerazione solo quelle sostanze che hanno un effetto evidente sulla funzione sessuale e considerano afrodisiache solo quelle che “creano il desiderio in chi si vuole sedurre” oppure che “danno vigore sessuale ad un impotente”. Ciò che sfugge è che quello che invece molti chiedono alle droghe è proprio rendere l’atto sessuale più svincolato dalla funzione fisiologica. Qualcuno lo definisce il sesso di cervello, quello che si potrebbe fare anche senza toccare il partner e che permetterebbe vette altissime di piacere, impensabili nella pratica normale.

Alla luce di ciò, la definizione di afrodisiaco come sostanza in grado semplicemente di aumentare l’eccitazione e migliorare la funzione sessuale, se applicata alle droghe (e non solo a queste), risulta assai limitata e forse un po’ novecentesca, e non aiuta a comprendere il sempre maggiore successo delle sostanze come additivo sessuale, anche di quelle che non hanno un effetto riconosciuto. Per questi motivi Gawin, già negli anni settanta, propose di includere nella definizione “l’effetto farmacologico di una sostanza sul piacere soggettivo dell’esperienza, indipendentemente da quello sulla libido e sulla motivazione sessuale[i].

Agli effetti sulla libido e sulla funzione sessuale, Gawin aggiunge quelli sul piacere, definendo come afrodisiache non solo le sostanze che aumentano la libido e la prestazione (ed eventualmente riducono le resistenze), ma anche quelle in grado di migliorare la soddisfazione sessuale. Se aggiungiamo come criterio l’aumento dell’intensità del piacere, allora il numero delle sostanze psicoattive con proprietà afrodisiache aumenta di molto. Gli afrodisiaci, in quest’ottica, agirebbero su una libido pre-esistente, amplificando l’esperienza sessuale piuttosto che iniziandola o rendendola possibile. Secondo questa visione, comunque, gli afrodisiaci sono sostanze in grado di aumentare la libido, le prestazioni sessuali oppure il piacere derivante dall’atto. Quando le droghe vengono assunte in maniera finalizzata al sesso, infatti, i loro effetti ricercati non esercitano più un ruolo centrale ed il piacere che deriva dal loro utilizzo si mescola e si confonde con quello derivante dall’atto sessuale, dando forma a forme diverse e complesse di vivere il piacere.

Conclusioni

 

L’interpretazione dei risultati è complessa e richiede un’attenta valutazione. I pochi dati preliminari rappresentati, però, sembrano suggerire che se le droghe possono essere per molti un afrodisiaco, il fine del loro utilizzo non è affatto un aumento della funzione sessuale, quanto la ricerca di vie alternative e scorciatoie ai meccanismi di difesa dell’io (ed alle conseguenze dell’educazione ricevuta) che si oppongono ad una sessualità pienamente appagante. Secondo i ricercatori che si sono occupati di ChemSex, in questa popolazione vi sarebbe una quota rilevante di cosiddetti ‘omofobi interiorizzati’ ovvero maschi con gusti omosessuali circoscritti ad una sfera molto privata e con un pessimo giudizio dei propri comportamenti. Questi userebbero potenti droghe eccitanti per aggirare il proprio conflitto interiore attraverso uno stato di disinibizione estrema, riuscendo a vivere questo aspetto della propria sessualità.

 

Il fine ultimo, però, rimane il piacere, e le droghe vengono utilizzate per aumentarlo (soprattutto dagli uomini), oppure per renderselo possibile (specie dalle donne). Considerando tutti questi fattori, si può iniziare a comprendere perché la definizione di afrodisiaco come sostanza in grado di aumentare unicamente la libido e le prestazioni sessuali sia troppo rigida e riduttiva (e soprattutto anacronistica) e perché le cosiddette ‘sostanze d’abuso’, legali e illegali, stiano diventando (o forse sono già diventate) gli afrodisiaci più diffusi dei nostri tempi e vengano sempre più utilizzate in occasione di un rapporto sessuale, anche da parte di persone cosiddette ‘normali’, consumatori saltuari, socialmente integrati ed in cui non si evidenziano disturbi particolari.

 

  1. Come cambia il sesso a seconda della droga che hai preso. https://www.vice.com/it/article/come-cambia-il-sesso-con-diverse-droghe-387 (ultima visita 10 giugno 2017)
  2. Perché sempre più donne fanno sesso sotto l’effetto delle droghe. http://www.vice.com/it/read/perch-sempre-pi-donne-fanno-sesso-sotto-leffetto-di-droghe-476 (ultima visita 10 giugno 2017)
  3. Barbara Lewis. The sexual power of marijuana. An intimate report on 208 Middled-Class Users. Peter H. Wyden, Inc/Publisher, New York, 1970
  4. Bourne A, Reid D, Hickson F, Torres-Rueda S, Weatherburn P. Illicit drug use in sexual settings (‘chemsex’) and HIV/STI transmission risk behaviour among gay men in South London: findings from a qualitative study. Sex Transm Infect. 2015 Dec; 91(8):564-8
  5. Buttram ME, Kurtz SP. Characteristics associated with group sex participation among men and women in the club drug scene. Sex Health. 2015; 12(6):560-2
  6. Gawin, F. H. Drugs and Eros. Reflections on aphrodisiacs. Journal of Psychedelic Drugs, 1978; 10:227-236
  7. Masters, W. H. and Johnson, V. E. Human Sexual Response. Churchill, London, 1966

 

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