Nomofobia. Quando lo Smartphone rende schiavi

Un fenomeno in forte ascesa con rilevanti ricadute sociali. Sono maturi i tempi per l’inserimento nel DSM e nei LEA?

a  cura di Giuseppe Reale

L’utilizzo eccessivo e prolungato degli smartphone e di altri dispositivi elettronici incide sulla salute delle persone sia per le onde elettromagnetiche sia per l’ “assuefazione” ai dispositivi che ne deriva.
Il numero di studi clinici e l’interesse per questo fenomeno sta, a ragione, crescendo sempre di più. Molti ricercatori ritengono che l’utilizzo eccessivo di smartphone porti a una vera e propria intossicazione, con sintomi (ed effetti) come quello della sindrome della vibrazione fantasma.
Ad essere maggiormente a rischio dipendenza, però, sembrerebbero essere i più giovani, adolescenti e preadolescenti in testa.
Negli Stati Uniti i bambini ricevono il primo telefono all’età di 10 anni e lo utilizzano per più di 4,5 ore al giorno (escluse chiamate e l’invio di SMS). Circa l’80% di loro controlla i dispositivi ogni ora e la metà afferma di avere una sorta di dipendenza dai loro dispositivi mobili.

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Questi i principali disturbi documentati:
Attenzione scolastica. Un’indagine del Center on Media and Child Health e dell’Università dell’Alberta (Canada) condotta intervistando 2.300 insegnanti rivela che il 75% ritiene che il livello di concentrazione dei ragazzi nei confronti di compiti e lezioni scolastiche sia notevolmente ridotto.
Cresce il rischio di suicidio. Una ricerca condotta da Twenge tra gli adolescenti statunitensi dimostrerebbe che i ragazzi che utilizzano lo
smartphone per più di cinque ore al giorno ha il 71% di possibilità in più di aumento dei fattori di rischio suicidario rispetto a chi lo utilizza per meno di un’ora.
L’influenza dei social. Secondo un’indagine dell’American Psychological Association il 58% dei genitori statunitensi si dicono preoccupati degli effetti che i social network possono avere sulla salute mentale e fisica dei loro bambini.
Disturbi del sonno. Ragazzi e adolescenti che utilizzano per troppo tempo smartphone e dispositivi elettronici presentano diffusi disturbi del sonno. Secondo le stime dell’Università di Granada, la fascia di età più colpita sarebbe quella tra i 18 e i 25 anni, giovani con bassa autostima e problemi nelle relazioni sociali che sentono il bisogno di essere costantemente connessi e in contatto con gli altri attraverso
il telefono cellulare.
Nonostante i sintomi siano molto simili a quelli dell’ansia, uno studio condotto da ricercatori dell’Università Federale di Rio de Janeiro sembra indicare che sia da considerare a tutti gli effetti una dipendenza patologica piuttosto che un disturbo d’ansia.
La dipendenza patologica da smartphone è detta nomofobia (no mobile – fobia) e si riferisce a quando una persona prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto di rete mobile, al punto da sperimentare effetti fisici collaterali simili all’attacco
di panico come mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico, nausea.
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Uno Studio condotto in Gran Bretagna ha rilevato che quasi il 53 % degli utenti di telefono cellulare tendono a mostrare uno stato ansioso quando perdono il loro cellulare, esauriscono la batteria o il credito residuo o non hanno copertura di rete. Lo studio ha esaminato 2.163 persone e il 55 per cento degli esaminati citava il bisogno di tenersi in contatto con amici e familiari come causa principale dello stato ansioso che li assaliva quando non potevano usare il cellulare. Esso ha inoltre rilevato che i livelli di stress indotto mediamente dalla nomofobia sono paragonabili a quelli indotti dalla “tremarella del giorno delle nozze” o a quelli di quando si va dal dentista. Il 10 per cento degli intervistati ha detto di avere necessità di essere rintracciabile in ogni momento permotivi di lavoro. Più di un nomofobo su due non spegne mai il proprio cellulare.
E nonostante ci siano all’attivo ancora un numero ridotto di ricerche sul tema, già nel 2014 gli italiani Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente, ricercatori dell’Università
di Genova, avevano proposto di inserire questa patologia nel Manuale diagnostico e
statistico dei disturbi mentali (DSM-5). Uno studio scientifico dei due ricercatori, ha evidenziato che “la nomofobia è una dipendenza comportamentale, ossia sociale, quindi si tratta di un tipo diverso di dipendenza. E’ stato validato un questionario in lingua italiana, ma anche in lingua spagnola, che può essere somministrato al soggetto per capire quale sia il suo grado di dipendenza, in modo che esista tutta una serie di punteggi e cut-off per misurare la nomofobia. Eppure proprio lo smartphone, se usato in modo appropriato, può assolvere a tre
importanti funzioni psicologiche: regola la distanza nella comunicazione e nelle relazioni, gestisce la solitudine e l’isolamento.
La dipendenza da cellulare è stata analizzata in passato anche dall’ente di ricerca britannico YouGov, dove emerge che più di sei ragazzi su dieci tra i 18 e i 29 anni vanno a letto in compagnia del telefono e oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (53%), tendono a manifestare stati d’ansia quando rimangono a corto di batteria, di credito o senza copertura di rete oppure senza il cellulare.
Colpisce di più gli uomini. La ricerca evidenzia inoltre che gli uomini tendono ad essere più ansiosi e che circa il 58% di loro e il 48% delle donne soffrono di questa nuova sindrome. Oltreoceano, uno studio statunitense effettuato da Morningside Recovery, centro di riabilitazione mentale di Newport Beach, ha dimostrato che milioni di americani, circa i 2/3 della popolazione, sono affetti da nomofobia e che molti di loro raggiungono stati elevati di agitazione incontrollata se vengono a conoscenza di non possedere il proprio cellulare. Anche in India è stata condotta una ricerca su questo tema da parte del Dipartimento di Medicina di Comunità, dove è stata riscontrata questa nuova forma
di sindrome, ma con incidenza minore, circa nel 18%.
Ma quali sono i campanelli d’allarme per capire che si sta cadendo in questa indrome? Usare regolarmente il telefono cellulare, trascorrere molto tempo su di esso, avere uno o più dispositivi, portare sempre un carica batterie con sé per evitare che il cellulare si scarichi, sentirsi nervosi al pensiero di perdere il proprio portatile, guardare costantemente lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate. In quest’ultimo caso si parla di un particolare disturbo che definito ‘ringxiety’, crasi delle parole inglesi ‘ring’ (squillo) e ‘anxiety’ (ansia).
Il tema sta interessando anche le grandi compagnie produttrici di smartphone come la Apple che ha recentemente espresso la propria intenzione di fare qualcosa, in particolare aiutare le persone affinché si rendano conto di quanto tempo trascorrono con l’iPhone in mano, così da scongiurare eventuali dipendenze. Alla conferenza annuale degli sviluppatori il 4 giugno 2018, la compagnia di Cupertino ha presentato una serie di strumenti per monitorare le ore e i minuti passati ad usare lo smartphone e le singole applicazioni.
Sono maturi i tempi per inserire la nomofobia nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali? Oggi il DSM-V comprende le dipendenze da sostanze e il DGA, ma non ancora le altre dipendenze comportamentali e sociali. Lo stesso Manuale, nel corso degli anni, ha subito degli aggiornamenti in base anche all’evoluzione della società, l’auspicio è che questo adeguamento possa essere proposto ed approvato al più presto. Ma questo non basterà, prima che il fenomeno dilaghi, come già accaduto per il DGA sarà necessario l’inserimento nei LEA al fine di consentire al Sistema Sanitario Nazionale di rispondere con risorse, formazione ed assistenza ed anche e soprattutto
per la prevenzione e l’informazione degli utenti.

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