Intervista a Alberto Maria Gambino Protettore dell’Università Europea di Roma. Intervenuto recentemente nel dibattito pubblico sul divieto alla pubblicità sul gioco d’azzardo

A cura di Giuseppe Reale

Vi proponiamo questa intervista ad Alberto Maria Gambino Prorettore dell’Università Europea di Roma che ha recentemente rilasciato agli organi di stampa una dichiarazione di apprezzamento riguardante l’intenzione dell’attuale Governo di varare il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo. Una dichiarazione importante su un tema trascurato che arriva da una personalità che ha importanti responsabilità nella cultura, nel diritto e nella formazione.

Alberto Maria Gambino, romano, 51 anni è Prorettore dell’Università Europea di Roma e Professore Ordinario di Diritto Privato. È stato Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Ha insegnato come docente di ruolo nell’Università degli studi di Napoli “Parthenope”, e come docente incaricato alla Luiss “Guido Carli” e Sapienza Università di Roma. È anche docente di Filosofia del diritto, di diritto dell’informatica e di diritto sportivo.
In ambito civilistico ha elaborato la teoria dei “beni extra mercato”, che sostiene come sul piano normativo l’acqua, l’energia elettrica e il gas, pur essendo beni commerciali, disattendano le regole del mercato in quanto beni essenziali per i bisogni della persona. È stato componente della Commissione Soa presso l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Si è altresì occupato di diritti delle fasce deboli della cittadinanza (pazienti, consumatori, risparmiatori, utenti).
Avvocato civilista dello studio legale che porta il suo nome, si occupa professionalmente di diritto societario. Esperto anche di diritto delle assicurazioni (è nel consiglio direttivo italiano dell’Associazione Internazionale di Diritto delle Assicurazioni (AIDA)) e di legislazione sportiva, ambito in cui dirige la Rivista di diritto sportivo del CONI[6].
Presidente dell’Italian Academy of the Internet Code e direttore scientifico della rivista “Diritto, Mercato e Tecnologia”, interviene nel dibattito pubblico sul rapporto tra diritto e Information Technologies sulle testate de la Repubblica e dei GR Rai. Sodalizio creato con l’idea che le nostre scelte vengano orientate sul web e sui social in quanto guidate da algoritmi (Code) sviluppati da multinazionali e che questo debba meritare l’attenzione del diritto per verificare se i criteri contengano valutazioni morali o principi orientati al benessere alto della società o soltanto interessi di profitto di alcuni players della rete. Quindi l’Istituto è orientato a studiare definire modalità che facciano si che le regole della convivenza civile non siano dettate dalla tecnologia ma dalla legge che significa mediazione, confronto, convenzioni internazionali e protezione del pluralismo e della democrazia.
Attualmente è presidente dell’associazione Scienza & Vita che si occupa del rapporto tra etica e medicina e del Laboratorio per la polis, rete di formazione e impegno civile; è stato presidente del comitato scientifico di OSECO (Osservatorio sulle strategie europee per la crescita e l’occupazione). È ed è stato nei Comitati scientifici e Cda di: Fondazione Rosselli; Laboratori Sublacensis; Fondazioni Visentini e De Gasperi; Unione Giuristi Cattolici Italiani.

Come nasce il suo impegno all’Università Europea di Roma?
La mia vita si è intrecciata molto con le vicende di questa Università. Ebbi modo fin da principio di contribuire alla sua Fondazione, avvenuta nel 2004. Quando successivamente si è aperta la possibilità di impegnarmi su questo progetto ho deciso di rientrare a Roma da Napoli dove lavoravo, accettando questa sfida impegnativa e stimolante. Mi era sembrato importante mettermi a disposizione per un’attività in un ateneo piccolo ma vivace e attivo.

Quali sono le specificità del vostro Ateneo?
Abbiamo oggi circa 1600 studenti, impegnati in una serie di corsi di laurea innovativi suddivisi nelle facoltà di Psicologia, Giurisprudenza, che ha un nuovo indirizzo in diritto dell’innovazione e poi Economia. Il corso di Psicologia ha livelli didattici molto
apprezzati ed è tra le prime in Italia. Tra gli indirizzi del corso abbiamo Psicologia Clinica di Comunità, Psicologia del Lavoro, Psicologia delle Neuroscienze cliniche e poi Psicologia e Psicopatologia dello Sviluppo. Infine, abbiamo attivato da poco una facoltà
di Formazione Primaria e da ultimo una nuova laurea in Turismo e Territorio. Diamo molta attenzione alla competenza tecnica tanto e vero che i dati della VQR, che è il sistema di valutazione del MIUR a cui tutte le università sono sottoposte, ci pone tra le prima in Italia, Ma devo sottolineare che questo non è il solo parametro di misura dello studente. Noi ci impegniamo per formare persone.
Infatti una caratteristica specifica dell’Università è di mettere al centro lo studente cioè formandolo non solo dal punto di vista tecnico, ma umano. Non in una logica di competizione fine a se stessa ma di educazione e insegnamento a fare gioco di squadra.
L’Università mira a formare talenti anche umani valorizzando anche chi non raggiunge l’eccellenza dal punto di vista didattico. Ad esempio le nostre eccellenze non sono solo quelle accademiche ma vengono valutate anche le capacità relazionali e di operosità. Queste attitudini e qualità vengono sviluppate tramite tutoring con tre livelli di tutor: il tutoring didattico che è presente in tutte le università, un secondo tutor per motivare e assistere lo studente su problemi che possono essere non didattici ma più personali che hanno riflessi rilevanti sullo studente, ed un terzo tutor peer-to-peer cioè studenti più grandi e più esperti o ex studenti che supportano i più giovani su vari aspetti pratici e per consigli sugli esami o sugli aspetti di inserimento nel contesto. Questa è un’università in cui alleniamo e selezioniamo i giovani a risolvere problemi e non solo ad essere eccellenti tecnici, anche perché siamo certi che la stragrande maggioranza dei problemi che i giovani incontreranno sul luogo di lavoro saranno di natura diversa da quelli tecnici ma collegati ad aspetti relazionali e alla capacità di fare squadra. Credo che noi siamo l’unica Università italiana che comporta l’obbligo al volontariato con crediti formativi tramite attività di aiuto sociale presso associazioni impegnate in attività di aiuto. Alcune
di queste molto note come la Caritas e altre vicine al mondo delle Dipendenze, come l’associazione “il Cantiere” di Lungo Tevere Sanzio a Roma inizialmente legata al CEIS di Don Mario Picchi. Questa è una delle associazioni che vede impegnati soprattutto gli psicologi e la cosa bella e che poi quasi tutti proseguono in questa esperienza umana. Questo volontariato “obbligatorio” responsabilizza i giovani e li arricchisce sotto tutti i punti di vista ovviamente consentendo che ognuno trovi le attività vicine ai propri interessi.

Perché ha deciso di prendere posizione sul tema della pubblicità del gioco d’azzardo?
Ho deciso di prendere una posizione pubblica a favore del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo innanzitutto per ragioni collegate al mio impegno di ricercatore e giurista. Infatti mi sono occupato per tanti anni di pubblicità ingannevole e diritto delle tecnologie.
Con il Prof. Gustavo Ghidini, presidente del Movimento Consumatori, ho condotto una vera e propria battaglia per il divieto della pubblicità sul gioco d’azzardo. Assistendo al dibattito pubblico su questo tema alcune parti evidenziavano che non era la pubblicità
che portava a giocare, anzi metteva in evidenza il profilo legale del gioco pubblicizzato distinguendolo da quello illegale. Senza la pubblicità tutto va nel sommerso e il povero scommettitore non sa più distinguere tra il gioco fraudolento e il gioco regolamentato
dallo Stato. Questa tesi è inconsistente e sbagliata, infatti chiunque abbia studiato la pubblicità può rendersi conto che questa serve essenzialmente all’incentivazione del consumo e non ad altro. Davanti a questa cosa macroscopica mi è venuta quasi rabbia e ho iniziato ad analizzare questa dinamica dal punto di vista giuridico. Ho quindi scritto una serie di articoli e tra questi uno su “Giustizia Civile” rivista diretta dall’attuale premier, dove sottolineavo che è indispensabile vietare la pubblicità per i prodotti pericolosi o nocivi. Quindi come non incoraggiare l’impegno del Governo sul divieto della pubblicità di scommesse, che già si sta scontra con gli interessi vivi e non sempre innocenti del sistema che da tale business trae lucro. Chi ha figli adolescenti sa di cosa stiamo parlando gli avvisi contro la dipendenza sono notevolmente trascurati, i giocatori patologici crescono, secondo il CNR sono più di 400mila. Ottima anche l’idea di destinare le sanzioni per i fondi del Ministero della Salute sul gioco d’azzardo patologico e salvare quanto già di buono fatto dal Ministro Balduzzi nel 2012.
Infatti in tutti gli ordinamenti evoluti ci sono divieti o quantomeno limitazioni forti per le pubblicità di prodotti o servizi nocivi per la salute, come i giochi pericolosi o prodotti per bambini o adolescenti. La pubblicità oltre a incentivare, legittima socialmente il
comportamento di gioco. Come Presidente di Scienza e Vita mi sono soffermato anche sugli aspetti patologici di questo fenomeno. Con il gruppo di Scienza e Vita ormai da 10 anni abbiamo approfondito molto il tema delle Dipendenze dalla cannabis, fragilità giovanile, la dipendenza da tecnologia e anche il gioco d’azzardo. Per questo ho ritenuto di intervenire pur non condividendo il “Decreto Dignità” in toto. Alcuni punti come questo del divieto della pubblicità che ha avuto anche in parlamento un percorso trasversale sono condivisibili. A noi interessano i contenuti perché queste sono le nostre passioni ideali.

Considerato che la vostra Università è impegnata con i corsi di psicologia e che lei stesso si sente vicino a questi temi, ritiene che sia possibile la realizzazione di iniziative formative accademiche strutturate nel settore, vista la carenza di offerta che la disciplina delle Dipendenze Patologiche lamenta a livello nazionale soprattutto in ambito accademico?
Sicuramente la disciplina è di nostro interesse anche se i regolamenti di istituzione di Master o di corsi di alta specializzazione sono piuttosto rigidi e vincolanti e ne rendono complessa l’istituzione. Tuttavia, un nostro impegno primario è sviluppare il mandato
istituzionale della Terza Missione che consiste “nell’apertura dell’ateneo verso il contesto socio-economico territoriale mediante la valorizzazione e il trasferimento delle conoscenze”. Infatti, l’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario
e delle Ricerca) da alcuni anni considera rilevante per le Università oltre alle tradizionali attività della Didattica e delle Ricerca anche la messa a disposizione delle conoscenze sviluppate in ambito accademico a favore della società in senso ampio. Viviamo infatti
in una società che possiamo definire “della conoscenza”, espressione che ha assunto importanza crescente a partire dal Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000, che ha conferito all’Unione Europea l’obiettivo strategico di sviluppare un’economia basata sulla conoscenza, più competitiva e dinamica, in grado di realizzare una crescita sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Si tratta di una società nella quale il ruolo della conoscenza assume, dal punto di vista economico, sociale e politico, una centralità fondamentale nei processi di vita, e che fonda la propria crescita e competitività sul sapere, la ricerca e l’innovazione.
Tale società necessita quindi, per crescere, di essere alimentata in maniera continua da nuova conoscenza e in questo contesto le Università e i centri di ricerca sono chiamati a un nuovo ruolo.
Si parla di “terza missione” dell’Università, per sottolineare che gli atenei devono assumere un nuovo fondamentale obiettivo accanto a quelli tradizionali dell’alta formazione e della ricerca scientifica: il dialogo con la società. Credo che questa possa essere una opportunità per definire convenzioni articolate nelle quali promuovere iniziative di formazione e ricerca con le realtà sanitarie pubbliche e private del settore delle Dipendenze Patologiche utili a sviluppare iniziative accademiche riconosciute.

 
© Riproduzione riservata

Lascia un commento