Il mondo delle Dipendenze ai tempi del Coronavirus

di Alberto Arnaudo

Durante queste settimane in cui l’epidemia di Covid19 ha costretto bruscamente tutti noi a mutare abitudini di vita, anche le persone con problemi di dipendenza patologica hanno dovuto adattarsi, scontando tra l’altro le restrizioni e i mutamenti nell’erogazione delle prestazioni da parte di Servizi e Comunità.
Dal Fare al Dire ha raccolto contributi dall’Italia e dal mondo e varie testimonianze da parte di operatori del pubblico e del privato sociale sia sui mutamenti intercorsi nelle modalità di organizzazione dei servizi, sia sui processi di adattamento degli utenti a una realtà imprevista e senza precedenti, che non mancherà di provocare, oltre ai cambiamenti determinati dalla fase acuta, conseguenze durature della cui portata è difficile ancora fare una stima.
In questo articolo redazionale abbiamo provato a fare una prima sintesi di questi temi a partire dal materiale raccolto. Per tenere memoria, stimolare riflessioni, provare a far tesoro di esperienze che nessuno avrebbe previsto di dover un giorno vivere.

LE REAZIONI NEI SERVIZI E NELLE COMUNITÀ TERAPEUTICHE

Le limitazioni di spostamento imposte dal Governo per chi ha una dipendenza, specialmente da sostanze, hanno posto da subito sfide difficili da affrontare: la vita forzata in casa (per chi ce l’ha, una casa: per gli altri i problemi sono completamente differenti e in questo senso addirittura opposti), la difficoltà di muoversi, le sostanze illegali più difficili da reperire, eccetera. I SerD sono stati considerati al pari dei servizi essenziali, quindi sono rimasti aperti, ma con una riorganizzazione dettata dalle necessità di proteggere operatori e utenti dal possibile contagio. L’organizzazione negli ambulatori si è fatta complessa: “Abbiamo ridotto l’orario di apertura e allungato il tempo di consegna dei farmaci. I colloqui con gli utenti si fanno possibilmente al telefono e via mail, spesso chiamiamo noi gli utenti a casa e somministriamo la terapia più a lungo periodo, un mese più o meno e gli utenti devono gestirsi" racconta a un periodico di Padova il 20 marzo Salvatore Giancane, e questa è la situazione più o meno in tutti i SerD d’Italia.
“Al momento le persone che si rivolgono ai servizi continuano a essere regolarmente seguite" dichiara nello stesso articolo Riccardo Gatti dal suo osservatorio milanese, “ma le criticità potrebbero coinvolgere chi non è in carico. Il problema c’è ma non esiste una soluzione. Leggo sempre più notizie di persone denunciate perché uscite per procurarsi droga: una condizione che non viene considerata uno stato di necessità autocertificabile per gli spostamenti".
Lo stesso Gatti, dal suo blog, consiglia: se le persone “non vogliono rivolgersi a un servizio, devono almeno ridurre le dosi con sensatezza. Se un consumatore tossicodipendente viene contagiato, avrà un problema in più da gestire. Non solo, c’è la questione del reperimento delle sostanze, la situazione è mondiale, non sappiamo quali sono le conseguenze sulla produzione, sulle forniture e sui trasporti". L’ideale, aggiunge, è però prendere contatto con i Servizi.
Oppure usufruire dei servizi a bassa soglia, là dove attivi: tuttavia, “le ordinanze hanno costretto molti servizi di bassa soglia per le tossicodipendenze a chiudere o a ridurre al minimo le attività, per cui è estremamente difficile per un consumatore di eroina o cocaina senza dimora reperire siringhe pulite o passare qualche ora in un dropin" dichiara su Fuoriluogo del 20 marzo Lorenzo Camoletto, Responsabile
per il privato sociale del progetto piemontese di RDD Neutravel. “Un destino simile a quello che sta affrontando un senza dimora, magari straniero e privo di documenti, ma con l’aggravante (di non poco conto dal punto di vista sanitario) della dipendenza da sostanze." A Torino il dropin del Gruppo Abele, chiuso il 13 marzo, riaprirà nell’ultima settimana di maggio, ma in forma ridotta. “La chiusura temporanea dei
servizi di bassa soglia” è l’analisi ancora di Camoletto sul sito del Gruppo Abele alla riapertura “dove le persone potevano venire e togliersi per qualche ora la maschera della strada, ha inciso dal punto di vista psicologico. Molti si sono sentiti abbandonati. Quelli che non sono riusciti a entrare in qualche struttura hanno dovuto dormire fuori in situazioni disagiate e senza avere durante il giorno quei luoghi di compensazione informale come biblioteche, i centri commerciali o i bar. Anche il reperimento del cibo per alimentarsi è diventato più difficile. Anche se molte mense si sono attrezzate per l’emergenza. Quasi impossibile è stato trovare le sostanze, per chi le usa”.
FederSerD già il 14 marzo emette un comunicato ad uso di tutti i SerD a firma del Presidente Nazionale Guido Faillace in cui, accanto alla sottolineatura della crucialità del servizio effettuato da tali strutture, si specificano alcune raccomandazioni di base per rimodulare le attività in maggior sicurezza: 1) ridurre la compresenza di pazienti nelle sedi dei Servizi riorganizzando le attività e sospendendo le attività di gruppo
(ciò che si ripercuote in modo speciale sui Gruppi del genere auto-aiuto, molto attivi particolarmente per l’alcol); 2) allungare il periodo di affidamento dei farmaci agonisti, anche fino ad un mese, pur non trascurando di valutare il beneficio/rischio per ciascun paziente; 3) limitare al necessario la frequenza dei controlli tossicologici su matrice urinaria, privilegiando eventualmente le indagini su matrice cheratinica; 4)
ridurre l’utilizzo di strumenti a rischio di contaminazione come l’alcohol breath test/etilometro; 5) procrastinare gli incontri di verifica ai pazienti inseriti presso le Comunità Terapeutiche e adottare un monitoraggio per via telefonica e, laddove possibile, attraverso modalità di videoconferenza; 6) inviare apposita nota ai Tribunali Ordinari, per i Minorenni, sull’opportunità che i drug-test da eseguire sui pazienti che godono di programmi alternativi alla detenzione, di affidamento in prova, potranno essere sostituiti con esami su matrice cheratinica, o sostituiti con altre modalità di verifica, per diradare la presenza presso i Servizi di tali pazienti; 7) sospendere o procrastinare l’attività accertativa di tipo medico legale e i programmi congiunti con la Prefettura. Si raccomanda poi “che le riunioni interne d’equipe tra operatori delle varie sedi operative avvengano attraverso forme agili di comunicazione (ad es. web-conference o altre forme consentite che si vorranno privilegiare), che le attività di prevenzione sul territorio, ivi comprese riunioni organizzative, siano sospese, a meno che non siano svolte con modalità web, e che gli inserimenti di pazienti in strutture residenziali, pur considerando le necessità terapeutiche, debbano essere differiti, a tutela degli operatori e dei pazienti, così come gli interventi domiciliari che devono essere posticipati. Tali indicazioni vengono attualizzate dal medesimo organismo con un ulteriore documento del 20 aprile. E il 30 maggio verranno formulate ulteriori indicazioni relative ai comportamenti e alle procedure consigliabili per la fase 2 di riapertura.
Anche il Presidente Nazionale SITD emette un comunicato il 16 marzo, in cui nota, tra l’altro, che le limitazioni agli spostamenti possono procurare per chi è tossicodipendente anche una compromissione della privacy perchè “i pazienti, se fermati, devono dichiarare alle Forze dell’Ordine dove si recano", per esempio ad un SerD. Raccomanda un “affido dei farmaci agonisti per periodi più lunghi", e di “procrastinare
la parte psicosociale ove possibile, quindi di ridurre al minimo i contatti e, laddove l’emergenza lo richieda, di mettere in atto tutti i presidi di sicurezza con i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)"; assicura il sostegno ai Servizi della SITD “con ogni modo e mezzo"; “se vi sono delle criticità da segnalare, prega di evidenziarle sul sito" della Società. Invita poi a “sfruttare a pieno in questo momento l’informatica, per esempio per i colloqui psicosociali o consulenze mediche di routine si potrebbero attivare dei collegamenti a distanza tipo Skype perché, fortunatamente, oggi quasi tutti hanno gli smartphone".
Da notare che in data 23 aprile il Ministero della Salute emana una circolare ad oggetto COVID-19: Indicazioni emergenziali per le attività assistenziali e le misure di prevenzione e controllo nei Dipartimenti di Salute Mentale e nei Servizi di Neuropsichiatria Infantile dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I Servizi delle dipendenze sono stati “dimenticati" ma, a far tesoro di tutto, molte indicazioni fornite dalla circolare
per i DSM possono essere applicabili anche alle attività dei SerD.
Per fortuna, nota Gatti, ma è una percezione molto diffusa all’interno dei Servizi, gli utenti abituali vivono la cosa “con grande senso di responsabilità e di equilibrio, ciò che normalmente non viene attribuita a persone tossicodipendenti, e questa è la differenza che c’è tra la realtà e gli stereotipi immaginari che noi tutti abbiamo."
Tuttavia, nota Anna Paola Lacatena, sociologa e coordinatrice del Gruppo “Questioni di genere e legalità” della SITD che lavora presso il SerD di Taranto, “non è accettabile da parte di chi conosce il dramma della dipendenza e con la stessa ci fa i conti quotidianamente che le terapie somministrate presso i nostri Servizi consuetamente considerate “integrate” – trattamento farmacologico e trattamenti psico-sociali – possano essere sfrondate senza troppi rincrescimenti". I nostri Servizi al tempo dell’emergenza Covid-19 “non trovano – forse, non possono trovare – di meglio che farsi liquidi utilizzando la rete elettronica con i suoi link, il suo continuum globale di informazioni in entrata e in uscita, eppure mai come ora si sarebbero dovuti presentare solidi." “I malati sono coloro che affollano le corsie degli ospedali" conclude, “malati sono però anche coloro che da sempre sono vittime del “distanziamento sociale”, quelli che hanno un servizio territoriale che al momento può offrirgli poco più della terapia farmacologica. Nulla è stato previsto per loro nel susseguirsi dei decreti. Ciò che non è difficile attendersi è che la sofferenza dei pazienti dei Ser.D. presenterà un conto elevato in termini umani, sanitari, sociali oltre che economici e in alcuni casi penali".
Quasi una risposta, l’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) pubblica alcuni materiali mirati alle persone che usano droghe, alle persone con HIV e agli operatori, contenenti indicazioni per la prevenzione, la continuità di servizi e prestazioni (con particolare riferimento alla prevenzione e ai trattamenti dell’HIV e ai servizi di bassa soglia). In particolare nel testo Suggestions about treatment, care and rehabilitation of people with drug use disorder in the context of the COVID-19 pandemic A contribution to the health security of countries and communities, si raccomanda: «E’ importante assicurare la continuità di un adeguato accesso ai servizi sanitari e sociali per le persone che usano droghe e che hanno problemi droga correlati e provvedere a un continuum di cure come previsto dagli standard internazionali (International Standards for the Treatment of Drug Use Disorders, UNODC/WHO, 2020) al massimo livello possibile, anche in tempo di crisi. Ciò include anche i servizi a bassa soglia così come i trattamenti farmacologici e psicosociali, in una molteplicità di contesti."

Continua a leggere

© Riproduzione riservata

SOMMARIO 2-2020

 EDITORIALE 
Nuovo mondo e vecchie abitudini? – di Alberto Arnaudo

 Servizio Speciale IL SISTEMA DEI SERVIZI ALLA PROVA DELLA COVID19 
| Il diario dell’emergenza
Il mondo delle Dipendenze ai tempi del Coronavirus – di Alberto Arnaudo

| Il punto su
La gestione dei farmaci oppioidi sostitutivi nei pazienti dipendenti da oppiacei in carico ai SerD in emergenza Covid-19 – di Enrico De Vivo

| Il punto su
Gli effetti del lockdown per il Covid–19 sui consumi dell’azzardo e sull’accesso ai Servizi per DGA (Disturbo da Gioco d’azzardo): “smart gambling" o tramonto dell’abbuffata? – di Paolo Jarre con la collaborazione del Coordinamento regionale dei Servizi per il DGA

| Il punto su
Il carcere al tempo in cui a essere reclusi non erano solo i detenuti – di Anna Paola Lacatena

| Il punto su
Pensare la prevenzione ai tempi del Coronavirus? – di Mauro Croce, Antonio Martinotti

| Il punto su
Covid-19, self-(mutual)-help e utilizzo del remoto. Quando la presenza fisica è imprescindibile…?– di Valeria Zavan

| Esperienze
#COVIDESERVIZI. Alcune azioni e considerazioni “in ordine sparso"– di Rebecca Casari, Daniele Carraro, Angela De Bernardis, Sabrina Flores, Alessandro Gramoni, Paolo Jarre, Galdino Le Foche, Gloria Lobrano, Fabio Lugoboni, Chiara Magrini, Laura Morbioli, Daniele Pini, Anna Laura Porcu, Silvia Quaglia, Laura Rosi, Antonella Scarpinato, Lorenzo Zamboni, Daniela Zeme

 INSERTO REGIONE PIEMONTE 
Iniziative piemontesi sul territorio per gestire il lockdown. Alcuni esempi

Condividi su:

Lascia un commento